Dicevamo: cosa ho fatto in questi mesi?
Molte cose, a dir il vero, ma molte
molte meno di quante avrei voluto.
Cominciamo da una a caso.
È dei primi mesi di quest'anno
l'uscita di un volume molto interessante per DelMiglio Editore. Si
tratta di un esperimento, un gioco letterario che coinvolge un gruppo
di scrittori su di un unico tema. Stavolta, però, oltre al tema
comune dei racconti, si è cercato di fare uno scalino ulteriore
verso il romanzo collettivo, inscrivendo i racconti dell'antologia
all'interno di una cornice che li amalgami, li colleghi, rendendo una
trama unica storie apparentemente molto distanti. Agli scrittori
partecipanti è stato quindi chiesto di scegliere un periodo storico
limitato e una particolare tipo di pianta, tra quelle che saranno
citata da Ismaele Cain, esperto erborista, quasi uno stregone, e che
riveleranno così, al contempo, le proprietà di questa e quella
varietà e i racconti a esse legate, e scoprendo un frammento del
mosaico di cui è andato componendosi il misterioso personaggio nel
corso dei secoli.
Dal sito dell'editore:
Il percorso tracciato dai venti scrittori si snoda attraverso i secoli, a partire dall’anno mille fino ai nostri giorni, in un mosaico di storie avvincenti e originali.
Filo conduttore di queste narrazioni è la mitica figura di Ismaele Cain, personaggio bizzarro, dotato di poteri al limite del sovrumano, e la ricerca della chiave di una sua ipotizzata immortalità.
Venti novelle, a cui si aggiunge un racconto cornice, che toccano ogni corda emotiva, dalla divertita ironia, al dramma, dalla paura alla soavità fiabesca, in un arazzo complessivo di grande fascino e curiosità.
Io ho partecipato a “La bottega dell’erborista” con “Il lai del caprifoglio”, il cui riferimento a “Tristano e Isotta” e a Marie de France è esplicito fin dal titolo. Il racconto è ambientato nel XIII secolo e gioca con l'ambiguità del termine caprifoglio ( Chievrefoil ) che, secondo alcune interpretazioni, non intende il quello che noi intendiamo come caprifoglio, ma un rampicante generico quindi, plausibilmente, anche l'edera, la pianta che avevo scelto.
Ismaele Cain, durante la narrazione, definisce questo brano come una favola, perché si scosta dal tipo di narrazione scelta dagli altri autori. Scelta non premeditata, a dire il vero. Fa sorridere la definizione essendo a conoscenza del contenuto del testo.
Vi
raccomando il volume, perché è un esperimento al contempo molto
riuscito e un'antologia decisamente varia. Del mio racconto posso
solo dirvi che il personaggio principale mi girava da un po' in testa
e credo di avergli reso giustizia, specie perché concretizza uno dei
significati che do all'edera, uno dei miei totem.
Spero
di avervi incuriosito. Per l'acquisto e per maggiori informazioni, vi
rimando al sito dell'editore:
Per
quanto riguarda l'edera, invece, tornerò a parlarne la prossima
volta.
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